La Forza sia con voi di Filippo Rossi e Paolo Gulisano si presenta ad un primo sguardo come un libro scritto con amore, quasi con devozione, da un fan di lunga data: così, almeno a mio parere, pare si possa leggere l’opera fin dalla copertina, con il disegno di quella spada laser che forse tutti vorremmo impugnare una volta o l’altra nella vita. Un disegno acceso, con colori brillanti, che stranamente rimanda più agli sfumati toni magenta e cremisi dei prequel che alle atmosfere più definite della trilogia originale.

Chi apra il libro si trova poi a leggere una lunga presentazione della saga che forse al limite potrebbe risultare un pò superflua: difficile immaginare che il lettore che ha comprato questo libro lo faccia per scoprire per la prima volta di cosa tratta Star Wars, ma qui come altrove il senso dell’operazione di Filippo e Paolo (scusate la confidenza, spero non inopportuna) è quello di rivivere insieme l’esalogia e i relativi sequel e spin-off giungendo a vederla con occhi nuovi, occhi che magari non devono per forza contraddire i vecchi, ma aggiungersi ad essi come un visore infrarosso che ci spinga a vedere dentro le cose.

Perché non c’è motivo di nascondercelo, il libro di cui stiamo parlando è ambizioso: esso non si limita a presentare la saga cinematografica più famosa del XX secolo per come appaia immediatamente allo spettatore medio, ma al contrario si giova di tutta una serie di approfondite, dettagliate e senz’altro interessanti, talvolta sorprendenti, ricerche per giungere a chiarire il senso stesso intimo, visionario, ideale, forse persino religioso e mistico, pur in ottica ecumenica e aconfessionale, che George Lucas avrebbe infuso nella saga.

Il tutto è scritto amabilmente, con pennellate disinvolte che rivelano un felice brio espositivo e il piacere di relazionare, capacità sicuramente giovevole a chi legge oltre a chi scrive, oltre a pregiarsi delle ricerche suddette, difficilmente note ai più, e sicuramente non per via stampata, se si considera che l’altro grande libro italiano su Star Wars degli ultimi anni, Star Wars: L’epoca Lucas di Giorgio Ghisolfi, pur dilungandosi in squisiti dettagli tecnici sull’animazione digitale e sull’ispirazione visuale dei film, per altro anch’essi apprezzabilissimi e dovuti nel libro scritto da un esperto in questi campi, non scende altrettanto nel dettaglio nel presentare le varie bozze e sceneggiature precedenti alla sceneggiatura originale del primo Guerre Stellari del 1977, come invece fanno Rossi e Gulisano in maniera rimarchevole e piacevolissima.

Segue l’approfondita trattazione di tutti e sei gli episodi principali, con tanto di capitolo dedicato alla fase di intermezzo tra le due prime trilogie, e uno stacco dedicato alle riedizioni del 1997. Ciò che più colpisce in questa lunga narrazione è ancora una volta il vivo amore di chi scrive per la materia trattata: si riesce quasi a sentire sulla propria pelle la passione degli autori, anche se qui devo dire che forse, conoscendolo, posso ipotizzare che l’amico Filippo sia il principale “imputato” sotto questo aspetto, per cui non voglio certo processarlo, ma anzi lodarlo, perché è molto bello quando si ama ciò che si fa.

Più difficilmente però riuscirei ad associare questa tipologia di scrittura unicamente allo stile di Paolo Gulisano, che, pur ovviamente amando anch’egli la sua materia, si distingue di solito più per uno stile asciutto e maggiormente posato, che eventualmente ascende a toccare le corde più profonde, come in certi passi del suo libro su Artù o in Tolkien: il Mito e la Grazia, senza perdere un contegno distaccato e a tratti solenne. A lui, dunque, più che i magnifici virtuosismi espressivi di Filippo, credo si possa far risalire il dettaglio delle ascendenze arturiane e tolkieniane, per quanto certamente lo stesso Filippo sia edotto sull’argomento, e possibilmente alcune riflessioni sul significato più pienamente religioso della saga.

Se si deve imputare un difetto, esso consiste certamente nel dissimulare la propria interpretazione personale della saga come la Verità assoluta, cui non si potrebbe replicare se non dando voce alla propria ignoranza e pregiudizio (non che ciò venga detto, ma l’enfasi di certe “rivelazioni” potrebbe ispirare un qualche senso di rifiuto in qualcuno). Io per primo divergo dalla lettura di Paolo e Filippo: come pure essi fanno in un certo passaggio, riterrei il termine Jedi in chiave positiva, come sinonimo di illuminazione e chiaroveggenza, invece di imputargli una specularità neutra e grigia nell’errore con i Sith.

Pur essendo i jedi criticabili, infatti, nel limitare l’ambizione di Anakin e nella mancata comprensione dei suoi drammi personali, nell’invocare un rigido ascetismo che si fa spietato e potenzialmente si avvicina alla disumanità come estremo negativo, il problema lucasianamente è da porre nella misura, in quell’equilibrio della Forza di cui Anakin è il portatore paradossale, proprio nel far esplodere le mezze misure. Perché l’equilibrio non è moderazione, non è compromesso, non è trattativa, ma è la compensazione di una mancanza, il soddisfacimento di un’aspettativa, il riempimento di un vuoto.

Il 1977 di Guerre Stellari è il 1977 di Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien, e mi piace pensare che, come Michael Moorcock ha, parallelamente, ma indipendentemente da Turin Turambar, elaborato il suo Elric di Melniboné, così nel pensare ad Anakin mi viene da compararlo innanzitutto al Feanor che compare per la prima volta ai lettori proprio mentre il casco nero di Darth Vader esordisce nelle sale cinematografiche, facendo sfolgorare i suoi riflessi lucidi: a entrambi manca un genitore, sono incredibilmente dotati e, ascoltando forse inconsapevolmente i consigli del villain, giungono a farsi suoi servitori proprio nel combatterlo, spettri dell’incubo dell’inconsistenza che riescono a essere figure anticristiche di Cristo, proprio come il Gollum della lettura di Andrea Monda.

La Forza Vivente e la Forza Unificante possono essere alternative solo nella loro reciproca opposizione, e nel consiglio dimesso di Yoda che si fa ordine perentorio in Obi-Wan: “Uccidi Darth Vader!”, io scorgo piuttosto il senso profondo degli oracoli greci, conformemente alla presenza di profezie e premonizioni varie nella saga, che non intendevano mai ciò che sembravano dire, e dunque andrebbero interpretati piuttosto alla stregua dell’Oracolo di Matrix: come dice Morpheus, “Lei può solo indicarti la soglia, ma sei tu che devi varcarla”. Una massima spaventosa laddove la porta che varchi non sia quella che hai immaginato mentre ti veniva indicata, e se avessi saputo la verità prima di partire, non saresti mai partito. Nessuno può suggerire o ordinare la strada del cuore, ma devi essere tu stesso a trovarla e percorrerla, e spesso le guide che davvero meritano questo nome sono quelle che sanno darci il giusto input, magari completamente divergente e opposto, perché il brivido della Forza si risvegli in noi. Questa è una grande verità spirituale, su cui ho basato la mia interpretazione di Platone, e che mi pare si possa rintracciare in Star Warsstesso, forse al di là delle interpretazioni dell’autore.

In alternativa a ciò, Rossi e Gulisano presentano una critica senza mezzi termini dell’ordine jedi che mi pare ingenerosa, pur contando i tempi di crisi dell’ordine. Resta forse l’unica opzione, ed è magistralmente argomentata nel libro. Unica opzione, certo, a parte l’abbandono della saga che molti fan spesso paventano, risolvendosi invece nel rompere costantemente le scatole a chi si vuole semplicemente godere un film e il suo immaginario. Cosa da cui i due autori sono quanto mai lontani.

Detto ciò, chiudo in positivo con quella che per me è la vera e propria perla rara del libro: la lettura puntuale di ogni possibile sovrapposizione caratteriale e tematica tra la saga di Star Wars e il corpus di leggende arturiane. Pur occupandomi della materia arturiana, e avendola connessa al ciclo di George R. R. Martin, mi era sfuggito se non a livello generico e piuttosto vago, quanto profondamente la galassia lontana lontana fosse arturiana nel midollo, da Anakin Perceval a Luke Lancillotto, dal mancato matrimonio di Padme Ginevra e Artù Yoda (genio!) al triangolo Luke/Leia/Han come Artù/Ginevra/Lancillotto. Siamo su vette altissime e porgo i più vivi complimenti agli autori, che qui hanno forse colpito nel segno più che in ogni altra parte di questa ammirevole opera (unica segnalazione, un refuso: pag. 191, il Lancillotto o il Cavaliere della Carretta è di Chrétien de Troyes, non il Lancillotto in prosaPerceval le Gallois è il film di Eric Rohmer del 1978, il Perceval di Chrétien viene piuttosto sottotitolato Le Comte du Graal).

In estrema sintesi, un libro consigliatissimo a tutti gli amanti della saga, direi persino indispensabile. Chi sia interessato alla saga più tiepidamente, può forse dubitare di tanto entusiasmo, ma apprezzare nondimeno la profondità della trattazione, mentre chi odia Star Wars… troverà il modo di ripensarci finendo lentamente digerito nei vari intestini del Sarlaacc per più di mille anni!

Fonte: Fuoco Fatuo

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Giovanni Carmine Costabile
Giovanni Carmine Costabile (Dott. Mag., n. 1987) detiene la laurea magistrale in Scienze filosofiche dall'Università della Calabria. Ricercatore indipendente, traduttore freelance, scrittore, e insegnante privato, ha pubblicato sui temi di Tolkien e la lettueratura medievale sulle riviste Tolkien Studies (XIV, 2017), Inklings Jahrbuch (34, 2017), e Mythlore (36/1, 2018), nonché nella Peter Roe della Tolkien Society (Death and Immortality, 2017). Ha presentato conferenze al Tolkien Seminar 2016 di Leeds, al Raduno Tolkieniano 2017 di San Marino, a Oxonmoot 2017 e alla tavola rotonda del gruppo NUME lo scorso ottobre a Firenze. Come traduttore ha pubblicato una versione italiana autorizzata di un saggio di Verlyn Flieger sulla webpage Tolkieniano del ricercatore e amico Oronzo Cilli (Aprile 2017). La sua prima monografia, Oltre le Mura del Mondo: Immanenza e Trascendenza nelle opere di J.R.R. Tolkien, con prefazione di Guglielmo Spirito, introductione di Oronzo Cilli, e postfazione di Alberto Quagliaroli, è imminente. Si diletta a scrivere racconti e poesie, e ha pubblicato una selezione di tali poesie nel libro Lingue di te (Aletti, 2017), venendo nominato "Poeta Federiciano" come finalista al concorso di poesia Il Federiciano 2017 a Rocca Imperiale (CS).